Memories

Questa pagina del mio blog non vuole essere semplicemente una galleria fotografica, bensì una raccolta di emozioni puntuali e chiare.

Un luogo in cui trovare tutte quelle ancore fotografiche in grado di riconsegnare  il sentimento originario, quello del momento della sua cattura!

Tutte quelle immagini che, seppur apparentemente immobili, raccontano di un tempo in cui il mio mondo si è fermato per convergere magicamente lì, riempendo gli occhi e il cuore di ricordi e sensazioni indelebili.

 

 


Vasto, 2014

A volte le storie di amicizia più belle da raccontare hanno avuto un inizio casuale e fortuito.

A volte iniziano e basta, poi per lungo tempo non viene scritto più nulla…

Forse non era ancora il momento giusto o forse si!

Il punto è, che se non smetti di pensarci un motivo ci sarà.

Quando la sorte e la volontà si incontrano realizzano qualcosa che va oltre le parole ed evolve in ciò che assomiglia a queste due facce qui!

Con la promessa di continuare a scrivere questa bella storia!

 

 

Italy in a Day: le voci e i volti di una Italia che si racconta

Un progetto collettivo dal grande valore sociale

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E’ stato presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia il documentario fuori concorso di Gabriele Salvatores, Italy in a Day. Forse non tutti ricorderanno l’iniziativa omonima lanciata lo scorso autunno via tv e radio, in cui si invitava il pubblico a riprendere uno spaccato della propria vita durante le 24 ore del 26 ottobre.

Un progetto già precedentemente sperimentato dal titolo  Life in a Day,  opera collettiva sulla Gran Bretagna nata dall’impulso di Ridley Scott in qualità di produttore esecutivo e diretto da Kevin McDonald.  All’iniziativa straniera aderirono 13mila persone, mentre per la versione italiana, sono giunti  oltre 44.000 video per un totale di ben 2.200 ore di immagini.

“Non so se abbiamo riportato l’Italia reale”, racconta Salvatores durante la conferenza stampa a Lido di Venezia, “…quello che posso assicurare è che il materiale selezionato dalla mia troupe rispecchia in termini di proporzione, sentimenti ed emozioni”.

Italy in a Day uscirà nelle sale il 23 settembre prossimo e sono certa che sarà una sorpresa emozionante!

Io sono una delle migliaia di persone che hanno preso parte a questo progetto, spinta dalla necessità di sentirmi parte di un tutto, di una grande comunità: il popolo d’Italia. Italy in a Day ha dato voce a tutti coloro avessero l’esigenza di urlare al mondo: “Ci sono anche io. Anche se costretto ai margini, anche se arranco. Esisto. Amo. Sogno. Spero”.

Aderire al progetto ha significato riconoscere l’efficacia dell’espressione artistica, quale arma bianca, in grado di combattere simbolicamente ed efficacemente i timori che caratterizzano più che mai questa fase storica. La catarsi artistica conferma la sua efficacia nel far confluire i pensieri residui e dannosi verso binari innocui, scongiurando soluzioni che talvolta potrebbero spingere a tragiche conseguenze.

Io per prima descrissi la frustrante condizione di laureata senza lavoro certo, in un periodo in cui tutto sembrava remare contro. L’allora frattura, procuratami durante gli allenamenti, mi mise a dura prova limitando la mia libertà, oltre ad influenzare notevolmente il mio spirito.

Bè, per l’occasione raccolsi tutta la forza e la grinta possibili per trasmettere realisticamente; positività, fiducia e forza.

La forza è un concetto a me molto caro, perché sinonimo di salute. Ritengo che un corpo forte sia la dimora di uno spirito che non accetta l’arrendevolezza, facendo di se stesso la risorsa primaria su cui contare; per questo nel periodo di semi degenza continuai ad allenarmi adattando tutta la quotidianità a una nuova condizione: me con quel dannato gesso, appunto!

Come talvolta accade, la vita cela dietro le situazioni meno promettenti sorprese inaspettate. In quel periodo di significativo rallentamento della mia vita – solitamente caratterizzata da ritmi piuttosto sostenuti – scoprii gradualmente il piacere delle scorrere lento del tempo, godendo della compagnia e disponibilità degli affetti più cari. Un’altalena di emozioni contrastanti grazie alle quali – ora lo posso affermare – si sono accese nuove consapevolezze; prima fra tutte, che non sono wonder woman e che anche io mi spezzo! 🙂

Tornando a Italy in a Day, sapere che la riposta a questa iniziativa sia stata massiccia mi rincuora e alimenta ulteriormente quella segreta speranza che insieme possiamo cambiare le cose, e fin tanto che le donne e gli uomini di questo tormentato paese, avranno tempo e voglia di sperimentare il fantastico gioco dell’arte per progetti dal grande valore sociale come questo, vuol dire che non è finita e che proprio come è capitato a me, riportando l’esperienza personale su scala nazionale, anche in questo caso la sorte potrebbe sorprenderci, proprio come quei bellissimi goal al novantesimo!

 Dai Italia, ce la facciamo a rialzarci, dajè!

 

 

Quella Magia che chiamano scienza!

“Milioni di quelle cose piccole che si vedono qualche volta nel cielo. (…)

Quelle cose piccole e dorate che fanno fantasticare i poltroni.

Ma sono un uomo serio io! Non ho il tempo di fantasticare”

Il Piccolo Principe, Cap.XIII”

luna

Ore 3 del mattino. Sono sulla strada di casa in sella al mio motorino a godermi l’aria dolce di questa notte di piena estate reduce, stanca, dal lavoro del fine settimana.

Come sempre, mi tengo compagnia cantando e guardandomi attorno. La strada che devo percorrere ogni giorno da quando mi sono trasferita, passa vicino a meravigliosi campi di grano alla fine dei quali, si innalzano dolci colline puntellate di brillanti; sono le luci dei piccoli borghi del vicino entroterra, una delizia per gli occhi! Dopo il caos allucinato della fauna riccionese, la vista di tutto questo, equivale a una carezza.

Continuo a guidare, quando all’improvviso ecco svelarsi maestosa tra le fronde una mezzaluna gigante, rossa e seducente! Ogni volta che mi trovo di fronte ad un tale spettacolo naturale mi domando, non è forse Magia questa?!

In un attimo mi sembra di fluttuare nell’aria, completamente immersa in questo paesaggio immobile e parlante e mi ritrovo a fantasticare, immaginando di essere in un luogo incantato.

Mentre avanzo continuo a chiedermi, non è forse un magico mistero che grazie alla perfetta combinazione di elementi, la luna e le stelle risplendano al punto da rischiarare le serate più buie? O ai campi, di rilasciare un tale intenso profumo di pace e ai grilli di mitigare, con il loro verso, il silenzio profondo della notte?

E poi penso alla Terra, distante e sufficientemente vicina al sole da permetterne la vita. All’azzurro del mare. Al verde dei campi. Al bianco candido delle nuvole. Al frastuono eccitante e potente dei tuoni. Alla forza dei venti. Alla diversità delle centinaia di specie animali. Alla Vita e alle sue perfette imperfezioni!

Mi è sempre piaciuto credere che dopo il grande spettacolo del Big Bang, una mano provvidente e generosa abbia contribuito alla realizzazione di una tale, indescrivibile Bellezza.

I popoli del mondo hanno dato all’artefice di questo capolavoro una propria identità, un nome, un volto; altri ancora hanno elaborato e definito teorie scientifiche.

Qualunque sia la Verità, a nessuno è dato saperlo con certezza; quindi che male c’è a giocare con l’immaginazione e alleggerire la quotidianità con un pizzico di fantasia?! Abbandoniamoci di tanto in tanto sopra le stelle a goderci il bello che ci circonda come fossimo dei piccoli esploratori assetati di meraviglie.

Non c’è nulla di meglio che ritrovarsi sospesi nel Limbo Magico dell’inspiegabile; dell’impossibile che diventa possibile. E insieme a tutto ciò, sospendere anche il giudizio, l’osservare logico tipico dei grandi, gli adulti.

Non dimentichiamo di farlo, è il regalo più dolce che possiamo concederci…

… sognare ad occhi aperti!

Questione di resistenza

Come in una partita di pallone, oltre al favore del vento, servono schemi vincenti

 

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Oggi è uno di quei giorni in cui senti la necessità di raccoglierti in una stanza  e insieme a te, raccogliere anche tutti i pezzetti di pensieri che ti martellano la testa da un pò.

Sembra che le risposte alle mie domande arrivino da più parti e nei modi più insoliti.

Una canzone,

il titolo di un libro,

una frase postata da un amico…

sembra che riescano a leggerti dentro, a intercettarti.

La cosa mi sorprende, a volte infastidisce anche e mi chiedo se tutti i miei interrogativi siano così comuni, banali…
Da qualche settimana il mio umore è acciaccato a causa di un evento che ho deciso di chiamare “sconfitta”; credevo di essere sul sentiero giusto ed invece eccomi di nuovo fuori strada.

Anche se conosco il famoso adagio, cambia le tue parole e cambierai la tua realtà, oggi non ho voglia di farlo. Oggi ho solo voglia di urlare e di pretendere che a cambiare per prima sia quella dannata realtà, quella con la quale mi imbatto ogni giorno cercando di eluderla, di confonderla.

Oggi scrivo perchè la sollecitazione più puntuale è arrivata da una canzone a me molto cara; una canzone che se interpretata metaforicamente, rende l’idea di come mi sento; parlo di “Una vita da mediano” di Liga:

una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi
lì, sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì…

Proprio così. Mi sento sempre dannatamente lì. Nel mezzo. Sospesa, a pochi metri dall’obiettivo, incapace di valorizzare il mio potenziale al punto di dubitare, io per prima, delle mie capacità.

Mi ritrovo ancora a correre, tentando a fatica di raccogliere tutta l’energia e l’ispirazione possibili per distogliere l’attenzione dall’affanno e concentrarmi ancora  sulle gambe, forzandomi a mantenere il ritmo e la rotta verso il mio obiettivo; con i sensori attivi, pronta a “passare la palla a chi finalizza il gioco”, loccasione buona a sferrare il calcio decisivo.

E’ esattamente come una partita di pallone. Oltre al vento favorevole servono anche strategie di gioco vincenti, perciò non voglio trovare scuse; so perfettamente che per cogliere l’occasione giusta, come ricordavo nel mio precedente post “Allenarsi alla vita”, è necessario farsi trovare pronto dunque,  testa bassa e maniche rimboccate!!

Dal canto mio, ringrazio il cielo per avermi dato gambe lunghe e una buona dose di caparbietà!

Per il resto, riconosco a queste occasioni la capacità di farmi rallentare e comprendere l’importanza di avere delle persone meravigliose intorno, capaci di addolcire l’amaro con il loro sorriso e scaldarmi il cuore con un abbraccio.

E a chi come me a volte si sente così, voglio incitarli con un carichissimo…

…KEEP YOUR RUN!!

 

 

 

Allenarsi alla vita

Non bastano gambe e fiato, serve Ispirazione

Sono stati tanti gli step importanti in questi ultimi due anni e mezzo della mia vita; potrei definirli iniziatici. Piccole grandi sfide che hanno segnato ufficialmente il mio ingresso alla vita di adulta.

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Potrei dire, usando la metafora del nuoto, che ci sono state molte partenze dal blocco! A volte i risultati sono stati buoni, altri invece meno.

Ciò nonostante ho cercato, con tutte le mie forze, di tenere duro e continuare ad “allenarmi” per farmi trovare al meglio di fronte a tutte le sfide successive!

Ricordo ancora in modo vivido i giorni in cui,  percepivo il corpo pervaso dal siero magico e potentissimo del Yes You Can rientrando in Italia, dopo alcuni mesi trascorsi a New York.

E’ stato un periodo indimenticabile, con la testa e il cuore colmi di ricordi e suggestioni del sogno americano.

Dopo qualche mese Italia, aimè, ho dovuto fare i conti con le contingenze della vita di tutti i giorni e qui, del sogno americano, ho trovato ben poco!

Ho iniziato ad affacciarmi timidamente al mondo del lavoro, con tutte le difficoltà legate all’incertezza che contraddistingue il nostro periodo storico.

Esperienze che cominciano e poi, nel breve tempo, finiscono.

Come fossi  un cercatore d’oro, sondi il terreno per capire in quale punto di questa sterminata terra, cominciare a scavare.

Cercare.

Resistere.

Ogni volta mantenendo nervi saldi e Cuore.

 Si, Cuore. La Passione non deve mai venire meno.

L’essere ispirati ogni volta che si compie un passo, è fondamentale. Le nostre aspirazioni, rappresentano serbatoi di energia preziosissimi, indispensabili per resistere.

Siamo una generazione di lottatori moderni che impugnano armi digitali, ma siamo individui fatti di sangue e sogni, scienza e poesia, cervello e cuore.

Tenacemente lottiamo per raggiungere i nostri obiettivi, i nostri sogni. Ci alleniamo con dedizione ogni giorno, per affinare le capacità di adattamento alla mutevolezza del nostro tempo, ai cambi di ritmo, a nuovi inizi, al lavoro intermittente, alle ripartenze, alle promesse disattese, alle speranze deluse…

Io appartengo a quella minoranza che crede che la Poesia sia la vera forza che fa muovere il mondo; nell’Arte, quale fonte inesauribile di vitalità in cui risiede la Follia.

La Follia di chi continua a difendere i propri sogni, senza fermarsi. Quella pazzia che, come sosteneva Erasmo da Rotterdam nel suo “Elogio alla Follia”, rende sopportabili le meschinità della vita.

Quella grazie alla quale, nonostante le piccole sconfitte quotidiane, ti fa volgere lo sguardo al cielo, fin sopra le stelle.

E’ proprio grazie a quella dose di pazzia che, durante una serata tersa di qualche mese fa, ho promesso alla luna che continuerò a dare sempre il meglio di me stessa, sempre!

Sono in tempi come questi che impari a dare, e dare ancora…

L’empatia simulata, crea cortocircuiti emotivi a chi la subisce 

HER, il film di Spike Jonze

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Her, è qualcosa di più di un semplice film, è la storia di un’umanità che prosegue senza indugi verso una deriva, quella tecnologica, verso una rivoluzione o meglio, come spiega il regista Spike Jonze, una evoluzione. Perché come dice, i due termini esprimono lo stesso concetto, ma il secondo esclude in qualche modo la dimensione del conflitto.

Infatti in Her, non assistiamo a un panorama apocalittico, dispotico. In questo caso non siamo di fronte a una comunità di zombie cannibali che assediano la madre terra minacciosi e assetati. Le atmosfere del film in questione sono rassicuranti, sono proiezione di un futuro amabile.

Theodore, il protagonista del film, interpretato da Joaquin Phoenix, vive in un contesto piacevole e dalle tinte tenui. Apparentemente conduce un’esistenza ordinaria; una storia d’amore importante alle spalle, buoni amici, un lavoro sicuro e un appartamento fantastico.

La tecnologia nella vita del protagonista, viene mostrata come presenza necessaria all’interno di una società complessa, caratterizzata da una sovrabbondanza informativa, conseguenza naturale di una connessione costante con il mondo; una presenza non preoccupante, almeno fino ad un certo punto del film, quando Theodore acquisterà un nuovo sistema operativo, Samantha, interpretato vocalmente da Scarlet Johansson.

Da quel momento in poi, avverrà una graduale presa di coscienza del protagonista e delle spettatore, realizzando il potenziale intrinsecamente drammatico di un relazione pericolosa; tanto vertiginosa quanto destabilizzante.

Comprendiamo la solitudine di Theodore , la sua personale ricerca della felicità, in una contesto sociale iper-connesso, dove le relazioni umane tradizionali si atrofizzano e falliscono, a favore di legami emotivi effimeri.

Theodore stringe una relazione sentimentale con il suo sistema operativo, estremamente suggestiva e insieme a lui, noi spettatori, ci ritroviamo turbati, scettici ed emozionati. Il nostro sguardo e i nostri pensieri, si fanno via via interrogativi.

Sebbene Samantha sia un sistema operativo estremamente evoluto, capace di simulare la complessità umana, ben presto la distanza tra loro si farà enorme e la relazione, dapprima vista come piacevole, apparirà allucinata.

Sempre più chiaramente, da quel rapporto uomo/macchina, emerge in modo drammatico un appagamento allucinatorio.

Samantha appare per quello che è realmente, un prodotto programmato per dispensare emozioni ad un popolo affetto da una sorta di “ipnosi emotiva”, così affamati di umanità, da inibire la capacità di riconoscere l’autentico dall’effimero.

Questo film solleva molti degli interrogativi che da tempo mi attanagliano, offrendomi riflessioni ulteriori.

Nel perpetrarsi della corsa verso il compimento di tale deriva tecnologica, l’uomo (consapevole), tenta faticosamente di preservare la sua natura, con conseguenze patologiche drammatiche.

L’urgenza di preservare e di coltivare la qualità umana delle relazioni, trova fondamento nel nostro DNA, nella nostra memoria storica, antropologica.

L’empatia, prerogativa esclusivamente umana, è la capacità di vivere l’emozione dell’altro, presupposto per un legame profondo. E’ lo schiudersi di un sapere nuovo, e questo, è un atto assolutamente creativo, dunque umano.

Oggi si celebra il ventennio dalla morte di Kurt Cobain. Lo ricorda puntualmente Massimo Gramellini nel breve articolo di oggi su La stampa, riportando “le sue ultime sottaciute parole”, quelle con le quali concluse la sua lettera prima di porre fine alla propria vita…

Peace, love, Empathy, Kurt Cobain

Non dimentichiamo queste parole. Ci salveranno.