Gli Stomp

Una tribù post-moderna

In ogni attività creativa, colui che crea si fonde con la propria materia,

che rappresenta il mondo che lo circonda.

Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro,

in ogni tipo di lavoro creativo l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa:

l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione.

Erich Fromm

stomp-2Gli Stomp, sono un gruppo di artisti. Un nome dal suono onomatopeico che rievoca quello grave di un tonfo, uno sparo o qualcosa di simile. Un nome breve, diretto, deciso, proprio come l’espressione della loro arte.

Gli Stomp ti colpiscono con la stessa forza che riservano alla moltitudine di insoliti strumenti  che usano per comunicare con il pubblico di spettatori. E lo fanno con carattere, forza e vivacità!

E’ il linguaggio della giungla metropolitana, il cui valore sta nel contagio con altre culture, come quando si mescola ai caldi ritmi caraibici e sud americani. Una sorta di caleidoscopio musicale che ti sconvolge. Un rito tribale a cui sei chiamato a partecipare!

Ho visto personaggi insospettabili, scioglere l’iniziale compostezza, abbandonarsi ad timido movimento del capo o ad un leggero tamburellare delle mani sulle gambe. E poi ci sono quelli come me, che per poco non saltavano “in piedi sul divano”, come esorterebbe il buon Guido Meda!

Ragazzi che gara questi Stomp, che energia!

L’arte conferma la peculiare capacità di tradurre il nostro tempo. Il tempo in cui ogni ordine sociale risulta scardinato, in cui i percorsi culturali tradizionali sono da tempo sovvertiti. Lo spettacolo degli Stomp è infatti senza trama, senza personaggi e senza parole. Uno performance intermittente, la cui costante sta nel ritmo travolgente e contagioso!

Grazie a performance come queste, riscopri la magia dello sguardo fuori dall’ordinario, quello capace di offrirti un’infinità di modi d’interpretare il reale.

Gli Stomp, portano in scena il pensiero ecologico, valorizzando il tema del riuso e svelando così, la doppia anima delle cose. Assiti ad un gruppo colorito di musicisti che imbracciano scope, pentole, tubi di plastica, pneumatici e lavandini, utilizzandoli come veri e propri strumenti.

Grazie alla suggestione meravigliosa di un’interpretazione inedita degli oggetti, ritorni bambino, al tempo in cui, non sapendo nominare le cose del mondo, non potevi far altro che farne esperienza diretta: toccando, assaggiando, odorando. Quel modo speciale che hanno i bambini molto piccoli di di andare fuori dagli schemi e per cui un cucchiaio diventa una bacchetta magica, una scarpa un telefono e via di questo  passo…

Quella meravigliosa condizione di galleggiamento tra realtà e immaginazione!

Ancora una volta, grazie…!

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Italy in a Day: le voci e i volti di una Italia che si racconta

Un progetto collettivo dal grande valore sociale

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E’ stato presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia il documentario fuori concorso di Gabriele Salvatores, Italy in a Day. Forse non tutti ricorderanno l’iniziativa omonima lanciata lo scorso autunno via tv e radio, in cui si invitava il pubblico a riprendere uno spaccato della propria vita durante le 24 ore del 26 ottobre.

Un progetto già precedentemente sperimentato dal titolo  Life in a Day,  opera collettiva sulla Gran Bretagna nata dall’impulso di Ridley Scott in qualità di produttore esecutivo e diretto da Kevin McDonald.  All’iniziativa straniera aderirono 13mila persone, mentre per la versione italiana, sono giunti  oltre 44.000 video per un totale di ben 2.200 ore di immagini.

“Non so se abbiamo riportato l’Italia reale”, racconta Salvatores durante la conferenza stampa a Lido di Venezia, “…quello che posso assicurare è che il materiale selezionato dalla mia troupe rispecchia in termini di proporzione, sentimenti ed emozioni”.

Italy in a Day uscirà nelle sale il 23 settembre prossimo e sono certa che sarà una sorpresa emozionante!

Io sono una delle migliaia di persone che hanno preso parte a questo progetto, spinta dalla necessità di sentirmi parte di un tutto, di una grande comunità: il popolo d’Italia. Italy in a Day ha dato voce a tutti coloro avessero l’esigenza di urlare al mondo: “Ci sono anche io. Anche se costretto ai margini, anche se arranco. Esisto. Amo. Sogno. Spero”.

Aderire al progetto ha significato riconoscere l’efficacia dell’espressione artistica, quale arma bianca, in grado di combattere simbolicamente ed efficacemente i timori che caratterizzano più che mai questa fase storica. La catarsi artistica conferma la sua efficacia nel far confluire i pensieri residui e dannosi verso binari innocui, scongiurando soluzioni che talvolta potrebbero spingere a tragiche conseguenze.

Io per prima descrissi la frustrante condizione di laureata senza lavoro certo, in un periodo in cui tutto sembrava remare contro. L’allora frattura, procuratami durante gli allenamenti, mi mise a dura prova limitando la mia libertà, oltre ad influenzare notevolmente il mio spirito.

Bè, per l’occasione raccolsi tutta la forza e la grinta possibili per trasmettere realisticamente; positività, fiducia e forza.

La forza è un concetto a me molto caro, perché sinonimo di salute. Ritengo che un corpo forte sia la dimora di uno spirito che non accetta l’arrendevolezza, facendo di se stesso la risorsa primaria su cui contare; per questo nel periodo di semi degenza continuai ad allenarmi adattando tutta la quotidianità a una nuova condizione: me con quel dannato gesso, appunto!

Come talvolta accade, la vita cela dietro le situazioni meno promettenti sorprese inaspettate. In quel periodo di significativo rallentamento della mia vita – solitamente caratterizzata da ritmi piuttosto sostenuti – scoprii gradualmente il piacere delle scorrere lento del tempo, godendo della compagnia e disponibilità degli affetti più cari. Un’altalena di emozioni contrastanti grazie alle quali – ora lo posso affermare – si sono accese nuove consapevolezze; prima fra tutte, che non sono wonder woman e che anche io mi spezzo! 🙂

Tornando a Italy in a Day, sapere che la riposta a questa iniziativa sia stata massiccia mi rincuora e alimenta ulteriormente quella segreta speranza che insieme possiamo cambiare le cose, e fin tanto che le donne e gli uomini di questo tormentato paese, avranno tempo e voglia di sperimentare il fantastico gioco dell’arte per progetti dal grande valore sociale come questo, vuol dire che non è finita e che proprio come è capitato a me, riportando l’esperienza personale su scala nazionale, anche in questo caso la sorte potrebbe sorprenderci, proprio come quei bellissimi goal al novantesimo!

 Dai Italia, ce la facciamo a rialzarci, dajè!