Italy in a Day: le voci e i volti di una Italia che si racconta

Un progetto collettivo dal grande valore sociale

the_universe_is_made_of_stories_no_of_atoms (2)

E’ stato presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia il documentario fuori concorso di Gabriele Salvatores, Italy in a Day. Forse non tutti ricorderanno l’iniziativa omonima lanciata lo scorso autunno via tv e radio, in cui si invitava il pubblico a riprendere uno spaccato della propria vita durante le 24 ore del 26 ottobre. Ricordo di averla scoperta dopo aver consultato per la prima volta un palinsesto televisivo via smartphone invece che con il televideo..

Un progetto già precedentemente sperimentato dal titolo  Life in a Day,  opera collettiva sulla Gran Bretagna nata dall’impulso di Ridley Scott in qualità di produttore esecutivo e diretto da Kevin McDonald.  All’iniziativa straniera aderirono 13mila persone, mentre per la versione italiana, sono giunti  oltre 44.000 video per un totale di ben 2.200 ore di immagini.

“Non so se abbiamo riportato l’Italia reale”, racconta Salvatores durante la conferenza stampa a Lido di Venezia, “…quello che posso assicurare è che il materiale selezionato dalla mia troupe rispecchia in termini di proporzione, sentimenti ed emozioni”.

Italy in a Day uscirà nelle sale il 23 settembre prossimo e sono certa che sarà una sorpresa emozionante!

Io sono una delle migliaia di persone che hanno preso parte a questo progetto, spinta dalla necessità di sentirmi parte di un tutto, di una grande comunità: il popolo d’Italia. Italy in a Day ha dato voce a tutti coloro avessero l’esigenza di urlare al mondo: “Ci sono anche io. Anche se costretto ai margini, anche se arranco. Esisto. Amo. Sogno. Spero”.

Aderire al progetto ha significato riconoscere l’efficacia dell’espressione artistica, quale arma bianca, in grado di combattere simbolicamente ed efficacemente i timori che caratterizzano più che mai questa fase storica. La catarsi artistica conferma la sua efficacia nel far confluire i pensieri residui e dannosi verso binari innocui, scongiurando soluzioni che talvolta potrebbero spingere a tragiche conseguenze.

Io per prima descrissi la frustrante condizione di laureata senza lavoro certo, in un periodo in cui tutto sembrava remare contro. L’allora frattura, procuratami durante gli allenamenti, mi mise a dura prova limitando la mia libertà, oltre ad influenzare notevolmente il mio spirito.

Bè, per l’occasione raccolsi tutta la forza e la grinta possibili per trasmettere realisticamente; positività, fiducia e forza.

La forza è un concetto a me molto caro, perché sinonimo di salute. Ritengo che un corpo forte sia la dimora di uno spirito che non accetta l’arrendevolezza, facendo di se stesso la risorsa primaria su cui contare; per questo nel periodo di semi degenza continuai ad allenarmi adattando tutta la quotidianità a una nuova condizione: me con quel dannato gesso, appunto!

Come talvolta accade, la vita cela dietro le situazioni meno promettenti sorprese inaspettate. In quel periodo di significativo rallentamento della mia vita – solitamente caratterizzata da ritmi piuttosto sostenuti – scoprii gradualmente il piacere delle scorrere lento del tempo, godendo della compagnia e disponibilità degli affetti più cari. Un’altalena di emozioni contrastanti grazie alle quali – ora lo posso affermare – si sono accese nuove consapevolezze; prima fra tutte, che non sono wonder woman e che anche io mi spezzo! 🙂

Tornando a Italy in a Day, sapere che la riposta a questa iniziativa sia stata massiccia mi rincuora e alimenta ulteriormente quella segreta speranza che insieme possiamo cambiare le cose, e fin tanto che le donne e gli uomini di questo tormentato paese, avranno tempo e voglia di sperimentare il fantastico gioco dell’arte per progetti dal grande valore sociale come questo, vuol dire che non è finita e che proprio come è capitato a me, riportando l’esperienza personale su scala nazionale, anche in questo caso la sorte potrebbe sorprenderci, proprio come quei bellissimi goal al novantesimo!

 Dai Italia, ce la facciamo a rialzarci, dajè!

 

 

Advertisements

Questione di resistenza

Come in una partita di pallone, oltre al favore del vento, servono schemi vincenti

 

giocore_a_calcio

Oggi è uno di quei giorni in cui senti la necessità di raccoglierti in una stanza  e insieme a te, raccogliere anche tutti i pezzetti di pensieri che ti martellano la testa da un pò.

Sembra che le risposte alle mie domande arrivino da più parti e nei modi più insoliti.

Una canzone,

il titolo di un libro,

una frase postata da un amico…

sembra che riescano a leggerti dentro, a intercettarti.

La cosa mi sorprende, a volte infastidisce anche e mi chiedo se tutti i miei interrogativi siano così comuni, banali…
Da qualche settimana il mio umore è acciaccato a causa di un evento che ho deciso di chiamare “sconfitta”; credevo di essere sul sentiero giusto ed invece eccomi di nuovo fuori strada.

Anche se conosco il famoso adagio, cambia le tue parole e cambierai la tua realtà, oggi non ho voglia di farlo. Oggi ho solo voglia di urlare e di pretendere che a cambiare per prima sia quella dannata realtà, quella con la quale mi imbatto ogni giorno cercando di eluderla, di confonderla.

Oggi scrivo perchè la sollecitazione più puntuale è arrivata da una canzone a me molto cara; una canzone che se interpretata metaforicamente, rende l’idea di come mi sento; parlo di “Una vita da mediano” di Liga:

una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi
lì, sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì…

Proprio così. Mi sento sempre dannatamente lì. Nel mezzo. Sospesa, a pochi metri dall’obiettivo, incapace di valorizzare il mio potenziale al punto di dubitare, io per prima, delle mie capacità.

Mi ritrovo ancora a correre, tentando a fatica di raccogliere tutta l’energia e l’ispirazione possibili per distogliere l’attenzione dall’affanno e concentrarmi ancora  sulle gambe, forzandomi a mantenere il ritmo e la rotta verso il mio obiettivo; con i sensori attivi, pronta a “passare la palla a chi finalizza il gioco”, loccasione buona a sferrare il calcio decisivo.

E’ esattamente come una partita di pallone. Oltre al vento favorevole servono anche strategie di gioco vincenti, perciò non voglio trovare scuse; so perfettamente che per cogliere l’occasione giusta, come ricordavo nel mio precedente post “Allenarsi alla vita”, è necessario farsi trovare pronto dunque,  testa bassa e maniche rimboccate!!

Dal canto mio, ringrazio il cielo per avermi dato gambe lunghe e una buona dose di caparbietà!

Per il resto, riconosco a queste occasioni la capacità di farmi rallentare e comprendere l’importanza di avere delle persone meravigliose intorno, capaci di addolcire l’amaro con il loro sorriso e scaldarmi il cuore con un abbraccio.

E a chi come me a volte si sente così, voglio incitarli con un carichissimo…

…KEEP YOUR RUN!!