Questione di resistenza

Come in una partita di pallone, oltre al favore del vento, servono schemi vincenti

 

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Oggi è uno di quei giorni in cui senti la necessità di raccoglierti in una stanza  e insieme a te, raccogliere anche tutti i pezzetti di pensieri che ti martellano la testa da un pò.

Sembra che le risposte alle mie domande arrivino da più parti e nei modi più insoliti.

Una canzone,

il titolo di un libro,

una frase postata da un amico…

sembra che riescano a leggerti dentro, a intercettarti.

La cosa mi sorprende, a volte infastidisce anche e mi chiedo se tutti i miei interrogativi siano così comuni, banali…
Da qualche settimana il mio umore è acciaccato a causa di un evento che ho deciso di chiamare “sconfitta”; credevo di essere sul sentiero giusto ed invece eccomi di nuovo fuori strada.

Anche se conosco il famoso adagio, cambia le tue parole e cambierai la tua realtà, oggi non ho voglia di farlo. Oggi ho solo voglia di urlare e di pretendere che a cambiare per prima sia quella dannata realtà, quella con la quale mi imbatto ogni giorno cercando di eluderla, di confonderla.

Oggi scrivo perchè la sollecitazione più puntuale è arrivata da una canzone a me molto cara; una canzone che se interpretata metaforicamente, rende l’idea di come mi sento; parlo di “Una vita da mediano” di Liga:

una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi
lì, sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì…

Proprio così. Mi sento sempre dannatamente lì. Nel mezzo. Sospesa, a pochi metri dall’obiettivo, incapace di valorizzare il mio potenziale al punto di dubitare, io per prima, delle mie capacità.

Mi ritrovo ancora a correre, tentando a fatica di raccogliere tutta l’energia e l’ispirazione possibili per distogliere l’attenzione dall’affanno e concentrarmi ancora  sulle gambe, forzandomi a mantenere il ritmo e la rotta verso il mio obiettivo; con i sensori attivi, pronta a “passare la palla a chi finalizza il gioco”, loccasione buona a sferrare il calcio decisivo.

E’ esattamente come una partita di pallone. Oltre al vento favorevole servono anche strategie di gioco vincenti, perciò non voglio trovare scuse; so perfettamente che per cogliere l’occasione giusta, come ricordavo nel mio precedente post “Allenarsi alla vita”, è necessario farsi trovare pronto dunque,  testa bassa e maniche rimboccate!!

Dal canto mio, ringrazio il cielo per avermi dato gambe lunghe e una buona dose di caparbietà!

Per il resto, riconosco a queste occasioni la capacità di farmi rallentare e comprendere l’importanza di avere delle persone meravigliose intorno, capaci di addolcire l’amaro con il loro sorriso e scaldarmi il cuore con un abbraccio.

E a chi come me a volte si sente così, voglio incitarli con un carichissimo…

…KEEP YOUR RUN!!

 

 

 

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La costruzione di te

te

E’ dura crescere. Diventare adulti. Prendere decisioni.

Poi questo dannato lavoro, che non si trova.

Per questo ti aggrappi ad ogni tua risorsa pur di non mollare, pur di resistere. Oggi. Domani.  Così per settimane, mesi.

Sai che è importante mantenere fisso l’obiettivo davanti agli occhi e muoverti di conseguenza. Superi gli ostacoli. Ti ripeti che una soluzione ci sarà. C’è sempre.

A volte però, la soluzione vuol dire rinunciare a qualcosa a cui tieni. Interrompere un percorso, che per te significa molto di più.

Questo diavolo di vita, che a volte ti incatena, altre ti spintona.

Un giorno ti graffia, quello dopo ti abbraccia.

Oggi è uno di quei giorni, in cui è necessario scegliere se prendere quel  treno chiamato opportunità.

Ciò che è importante,  è far confluire la giusta  energia affinchè si realizzino le giuste prospettive, poi ovvio, sarà necessaria anche un pizzico di fortuna.

Anche questa volta la vita mi sta mettendo davanti l’ennesima scelta. Ciò su cui devo focalizzarmi è proprio il fatto di avere il privilegio  di poter scegliere.

La vera forza sta nel non smettere di credere in NOI STESSI. Dedicarsi al proprio progetto di vita con forza e rispetto, verso di noi e verso gli altri.

Ogni volta che mi si chiude una porta, ripeto questa frase dentro la mia testa: «Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo» Giovanni Paolo II , citando Santa Caterina da Siena.

Io so quello che sono. E non permetterò che venga dimenticato.

I dadi girano e prima o poi il cavallo su cui abbiamo puntato, con un pò di tenacia, disciplina e un pizzico di fortuna, vincerà!