Il teatro, dietro

Recitare è più di uno sport estremo, non basta coraggio, ci vuole cuore.

Il teatro non è semplice. Non è che tu sali su di un palco e, seppur piccolo, reciti la tua particina cercando di dimostrare di avere buona memoria e aggiungendo a questo, una discreta impostazione della voce.

No cari miei, non è affatto così!

Recitare è come lanciarsi da 4.000 metri

Il teatro è qualcosa di molto più complesso. Il teatro “è tanta roba”. Non puoi capirne appieno la forza, finchè non provi a superare il confine che fa di te non più solo spettatore, ma artefice dello spettacolo.

Tutt’ora vado a teatro.  Ho sempre amato il coinvolgimento emotivo che suscita in me. Per questo continuo ad amarlo, ma viverlo da dentro è vertiginoso,  graffiante, estremo, sensazionale…

Recitare ha un prezzo. E’ eccitante e doloroso al contempo. E’ introspezione, indagine, avventura, meraviglia e da ultimo, non meno importante è dolore, appunto.

Il teatro vale mille sedute dallo spicanalista; l’unica differenza è che il tuo unico interlocutore, sei tu. O meglio quell’altro te che è nascosto sotto la pelle. E la pelle sapete,  ha molti strati! Pensate a  quanto  deve esserci lì sotto!

Ognuno di noi è dotato di sensibilità propria e proporzionalmente a questa, può avere più o meno consapevolezza di quanto ci sia di nascosto sotto la propria pelle. Molti possono vivere l’intera vita senza nemmeno percepirne la presenza latente.

Io invece, ho sempre sentito un brulicare vivace sotto di me, ma per qualche ragione legata a stupide contingenze – usate più come scuse – ho rimandato la ricerca.  Poi però, non ci sono più riuscita.

Ora sono completamente sedotta da questa vertigine e ogni volta è come essere immersa in un vortice emotivo potentissimo, è come trovarsi in cima ad una vetta desidorosi di lanciarsi verso “lo straordinario”.

Grazie a quel territorio nuovo in cui emerge, ancora timida, un’abbodanza di me,  comprendo quanto di meraviglioso ancora mi attende.

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