Le parole utili, sono quelle delle Storie vere

La testimonianza di un Partigiano, per celebrare i 70 anni dalla Liberazione d’Italia

70°-anniversario-Liberazione

È passata circa una settimana dal 30 aprile scorso. E’ stata una serata insolitamente bella, di quelle emozionanti, a tratti commovente. Si, perché giovedì ho avuto l’occasione di ascoltare la testimonianza di una persona che ha vissuto un’esperienza di vita significativa, segnando profondamente la sua esistenza. Un uomo le cui scelte, insieme a quelle di migliaia di altri uomini e donne, hanno determinato le sorti del nostro paese; sto parlando di Valter Vallicelli, Partigiano.

Confesso che l’ingresso di Valter sul palco del Velvet, prima del concerto dei Modena City Ramblers, non è stato da subito coinvolgente: la voce bassa ed emozionata, sommata al brusio della platea, non hanno certo aiutato a creare quel  pathos che occasioni come queste meriterebbero; ma sono bastati pochi altri minuti affinché  il pubblico si rendesse conto che su quel palco, c’era un uomo che aveva un pezzo di storia che valeva la pena ascoltare.

Continuava ad esserci del vocio fastidioso che proveniva dall’ala più lontana della sala, quello delle persone che non si erano accorte di Valter, forse nemmeno immaginavano chi fosse quell’uomo di oltre 80 anni che tardava l’ingresso dei Modena. Ma non importa. Chi era in prossimità del palco, la maggioranza, aveva orecchie e cuore ben aperti. Li ho osservati. Un popolo di giovani immobili e vibranti. Si. Perché le parole di Valter non hanno dato scampo, sono arrivate decise dentro ognuno di noi.

Il suo racconto, è il nostro racconto. La sua storia è la nostra storia; quella dei nostri nonni. Io che i miei non li ho più aimè, ho avuto occasione di rammentare a me stessa, il potere suggestivo del racconto-testimonianza, quel diario di bordo orale che rappresenta un patrimonio di impareggiabile preziosità.

Ha parlato di incoscienza e coraggio, di speranza e paura; di impegno, passione, resistenza. Anche se noi giovani,  uomini e donne di questo tempo, non stiamo combattendo al fronte, le sue parole non sono suonate vane. Ho ascoltato il suo racconto, quel monito a resistere, riadattandolo a me stessa; a quella guerra che silenziosamente combatto ogni giorno. E sono certa di parlare a nome di molti miei coetanei. I tempi sono cambiati e anche se non stiamo combattendo una guerra come quella di Valter, lottiamo giornalmente per conquistarci con dignità e coraggio il nostro posto al mondo.

C’è stato un momento particolarmente toccante in cui è sembrato che Valter, prendendoci per mano e guardandoci dritto negli occhi, volesse incoraggiarci a continuare la nostra personale lotta.

Grazie Valter. In nome della vita, dei nostri sogni, inseme a te gridiamo: ora e sempre, Resistenza!

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Si chiama speranza

Se l’alimenti saprai sempre dove andare

 

“Quando si tratta di sogni, si può vacillare, ma l’unico modo per fallire è abbandonarli”

Cit. Alexander Grayson (Jonathan Rhys Meyers) , Dracula

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Sono stati giorni di grande attesa e il mio corpo ne ha risentito a dir poco.

Un disordinatissimo turbinio di emozioni sono confluite, come per incanto, nel mio stomaco con effetti, interessanti. Perdita di appetito, nausea, senso di vuoto cosmico, senso di pesantezza cosmica, mal di mare, mal d’auto, difficoltà respiratorie, blocco della digestione, stop!

Trepidante, pensierosa, euforica, abbattuta:  insomma un casino!

Per fortuna tale sofferenza non è stata vana.

La vita è un cerchio e ciò che scrissi tempo fa in un mio precedente post “La costruzione di te”, valeva allora come oggi.
Qualcosa ha avuto degli sviluppi, per fortuna; ma questo non importa.

Ciò che è importante è che non ho mai smesso di crederci.
Quella fiammella di Speranza a volte si è indebolita a causa di correnti non sempre favorevoli, ma ci tengo a sottolineare che non si è mai spenta, ha resistito anche alle mie lacrime, l’ho allenata ad essere imbattibile!

 

Italy in a Day: le voci e i volti di una Italia che si racconta

Un progetto collettivo dal grande valore sociale

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E’ stato presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia il documentario fuori concorso di Gabriele Salvatores, Italy in a Day. Forse non tutti ricorderanno l’iniziativa omonima lanciata lo scorso autunno via tv e radio, in cui si invitava il pubblico a riprendere uno spaccato della propria vita durante le 24 ore del 26 ottobre.

Un progetto già precedentemente sperimentato dal titolo  Life in a Day,  opera collettiva sulla Gran Bretagna nata dall’impulso di Ridley Scott in qualità di produttore esecutivo e diretto da Kevin McDonald.  All’iniziativa straniera aderirono 13mila persone, mentre per la versione italiana, sono giunti  oltre 44.000 video per un totale di ben 2.200 ore di immagini.

“Non so se abbiamo riportato l’Italia reale”, racconta Salvatores durante la conferenza stampa a Lido di Venezia, “…quello che posso assicurare è che il materiale selezionato dalla mia troupe rispecchia in termini di proporzione, sentimenti ed emozioni”.

Italy in a Day uscirà nelle sale il 23 settembre prossimo e sono certa che sarà una sorpresa emozionante!

Io sono una delle migliaia di persone che hanno preso parte a questo progetto, spinta dalla necessità di sentirmi parte di un tutto, di una grande comunità: il popolo d’Italia. Italy in a Day ha dato voce a tutti coloro avessero l’esigenza di urlare al mondo: “Ci sono anche io. Anche se costretto ai margini, anche se arranco. Esisto. Amo. Sogno. Spero”.

Aderire al progetto ha significato riconoscere l’efficacia dell’espressione artistica, quale arma bianca, in grado di combattere simbolicamente ed efficacemente i timori che caratterizzano più che mai questa fase storica. La catarsi artistica conferma la sua efficacia nel far confluire i pensieri residui e dannosi verso binari innocui, scongiurando soluzioni che talvolta potrebbero spingere a tragiche conseguenze.

Io per prima descrissi la frustrante condizione di laureata senza lavoro certo, in un periodo in cui tutto sembrava remare contro. L’allora frattura, procuratami durante gli allenamenti, mi mise a dura prova limitando la mia libertà, oltre ad influenzare notevolmente il mio spirito.

Bè, per l’occasione raccolsi tutta la forza e la grinta possibili per trasmettere realisticamente; positività, fiducia e forza.

La forza è un concetto a me molto caro, perché sinonimo di salute. Ritengo che un corpo forte sia la dimora di uno spirito che non accetta l’arrendevolezza, facendo di se stesso la risorsa primaria su cui contare; per questo nel periodo di semi degenza continuai ad allenarmi adattando tutta la quotidianità a una nuova condizione: me con quel dannato gesso, appunto!

Come talvolta accade, la vita cela dietro le situazioni meno promettenti sorprese inaspettate. In quel periodo di significativo rallentamento della mia vita – solitamente caratterizzata da ritmi piuttosto sostenuti – scoprii gradualmente il piacere delle scorrere lento del tempo, godendo della compagnia e disponibilità degli affetti più cari. Un’altalena di emozioni contrastanti grazie alle quali – ora lo posso affermare – si sono accese nuove consapevolezze; prima fra tutte, che non sono wonder woman e che anche io mi spezzo! 🙂

Tornando a Italy in a Day, sapere che la riposta a questa iniziativa sia stata massiccia mi rincuora e alimenta ulteriormente quella segreta speranza che insieme possiamo cambiare le cose, e fin tanto che le donne e gli uomini di questo tormentato paese, avranno tempo e voglia di sperimentare il fantastico gioco dell’arte per progetti dal grande valore sociale come questo, vuol dire che non è finita e che proprio come è capitato a me, riportando l’esperienza personale su scala nazionale, anche in questo caso la sorte potrebbe sorprenderci, proprio come quei bellissimi goal al novantesimo!

 Dai Italia, ce la facciamo a rialzarci, dajè!

 

 

Quella Magia che chiamano scienza!

“Milioni di quelle cose piccole che si vedono qualche volta nel cielo. (…)

Quelle cose piccole e dorate che fanno fantasticare i poltroni.

Ma sono un uomo serio io! Non ho il tempo di fantasticare”

Il Piccolo Principe, Cap.XIII”

luna

Ore 3 del mattino. Sono sulla strada di casa in sella al mio motorino a godermi l’aria dolce di questa notte di piena estate reduce, stanca, dal lavoro del fine settimana.

Come sempre, mi tengo compagnia cantando e guardandomi attorno. La strada che devo percorrere ogni giorno da quando mi sono trasferita, passa vicino a meravigliosi campi di grano alla fine dei quali, si innalzano dolci colline puntellate di brillanti; sono le luci dei piccoli borghi del vicino entroterra, una delizia per gli occhi! Dopo il caos allucinato della fauna riccionese, la vista di tutto questo, equivale a una carezza.

Continuo a guidare, quando all’improvviso ecco svelarsi maestosa tra le fronde una mezzaluna gigante, rossa e seducente! Ogni volta che mi trovo di fronte ad un tale spettacolo naturale mi domando, non è forse Magia questa?!

In un attimo mi sembra di fluttuare nell’aria, completamente immersa in questo paesaggio immobile e parlante e mi ritrovo a fantasticare, immaginando di essere in un luogo incantato.

Mentre avanzo continuo a chiedermi, non è forse un magico mistero che grazie alla perfetta combinazione di elementi, la luna e le stelle risplendano al punto da rischiarare le serate più buie? O ai campi, di rilasciare un tale intenso profumo di pace e ai grilli di mitigare, con il loro verso, il silenzio profondo della notte?

E poi penso alla Terra, distante e sufficientemente vicina al sole da permetterne la vita. All’azzurro del mare. Al verde dei campi. Al bianco candido delle nuvole. Al frastuono eccitante e potente dei tuoni. Alla forza dei venti. Alla diversità delle centinaia di specie animali. Alla Vita e alle sue perfette imperfezioni!

Mi è sempre piaciuto credere che dopo il grande spettacolo del Big Bang, una mano provvidente e generosa abbia contribuito alla realizzazione di una tale, indescrivibile Bellezza.

I popoli del mondo hanno dato all’artefice di questo capolavoro una propria identità, un nome, un volto; altri ancora hanno elaborato e definito teorie scientifiche.

Qualunque sia la Verità, a nessuno è dato saperlo con certezza; quindi che male c’è a giocare con l’immaginazione e alleggerire la quotidianità con un pizzico di fantasia?! Abbandoniamoci di tanto in tanto sopra le stelle a goderci il bello che ci circonda come fossimo dei piccoli esploratori assetati di meraviglie.

Non c’è nulla di meglio che ritrovarsi sospesi nel Limbo Magico dell’inspiegabile; dell’impossibile che diventa possibile. E insieme a tutto ciò, sospendere anche il giudizio, l’osservare logico tipico dei grandi, gli adulti.

Non dimentichiamo di farlo, è il regalo più dolce che possiamo concederci…

… sognare ad occhi aperti!

Questione di resistenza

Come in una partita di pallone, oltre al favore del vento, servono schemi vincenti

 

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Oggi è uno di quei giorni in cui senti la necessità di raccoglierti in una stanza  e insieme a te, raccogliere anche tutti i pezzetti di pensieri che ti martellano la testa da un pò.

Sembra che le risposte alle mie domande arrivino da più parti e nei modi più insoliti.

Una canzone,

il titolo di un libro,

una frase postata da un amico…

sembra che riescano a leggerti dentro, a intercettarti.

La cosa mi sorprende, a volte infastidisce anche e mi chiedo se tutti i miei interrogativi siano così comuni, banali…
Da qualche settimana il mio umore è acciaccato a causa di un evento che ho deciso di chiamare “sconfitta”; credevo di essere sul sentiero giusto ed invece eccomi di nuovo fuori strada.

Anche se conosco il famoso adagio, cambia le tue parole e cambierai la tua realtà, oggi non ho voglia di farlo. Oggi ho solo voglia di urlare e di pretendere che a cambiare per prima sia quella dannata realtà, quella con la quale mi imbatto ogni giorno cercando di eluderla, di confonderla.

Oggi scrivo perchè la sollecitazione più puntuale è arrivata da una canzone a me molto cara; una canzone che se interpretata metaforicamente, rende l’idea di come mi sento; parlo di “Una vita da mediano” di Liga:

una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi
lì, sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì…

Proprio così. Mi sento sempre dannatamente lì. Nel mezzo. Sospesa, a pochi metri dall’obiettivo, incapace di valorizzare il mio potenziale al punto di dubitare, io per prima, delle mie capacità.

Mi ritrovo ancora a correre, tentando a fatica di raccogliere tutta l’energia e l’ispirazione possibili per distogliere l’attenzione dall’affanno e concentrarmi ancora  sulle gambe, forzandomi a mantenere il ritmo e la rotta verso il mio obiettivo; con i sensori attivi, pronta a “passare la palla a chi finalizza il gioco”, loccasione buona a sferrare il calcio decisivo.

E’ esattamente come una partita di pallone. Oltre al vento favorevole servono anche strategie di gioco vincenti, perciò non voglio trovare scuse; so perfettamente che per cogliere l’occasione giusta, come ricordavo nel mio precedente post “Allenarsi alla vita”, è necessario farsi trovare pronto dunque,  testa bassa e maniche rimboccate!!

Dal canto mio, ringrazio il cielo per avermi dato gambe lunghe e una buona dose di caparbietà!

Per il resto, riconosco a queste occasioni la capacità di farmi rallentare e comprendere l’importanza di avere delle persone meravigliose intorno, capaci di addolcire l’amaro con il loro sorriso e scaldarmi il cuore con un abbraccio.

E a chi come me a volte si sente così, voglio incitarli con un carichissimo…

…KEEP YOUR RUN!!

 

 

 

La costruzione di te

te

E’ dura crescere. Diventare adulti. Prendere decisioni.

Poi questo dannato lavoro, che non si trova.

Per questo ti aggrappi ad ogni tua risorsa pur di non mollare, pur di resistere. Oggi. Domani.  Così per settimane, mesi.

Sai che è importante mantenere fisso l’obiettivo davanti agli occhi e muoverti di conseguenza. Superi gli ostacoli. Ti ripeti che una soluzione ci sarà. C’è sempre.

A volte però, la soluzione vuol dire rinunciare a qualcosa a cui tieni. Interrompere un percorso, che per te significa molto di più.

Questo diavolo di vita, che a volte ti incatena, altre ti spintona.

Un giorno ti graffia, quello dopo ti abbraccia.

Oggi è uno di quei giorni, in cui è necessario scegliere se prendere quel  treno chiamato opportunità.

Ciò che è importante,  è far confluire la giusta  energia affinchè si realizzino le giuste prospettive, poi ovvio, sarà necessaria anche un pizzico di fortuna.

Anche questa volta la vita mi sta mettendo davanti l’ennesima scelta. Ciò su cui devo focalizzarmi è proprio il fatto di avere il privilegio  di poter scegliere.

La vera forza sta nel non smettere di credere in NOI STESSI. Dedicarsi al proprio progetto di vita con forza e rispetto, verso di noi e verso gli altri.

Ogni volta che mi si chiude una porta, ripeto questa frase dentro la mia testa: «Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo» Giovanni Paolo II , citando Santa Caterina da Siena.

Io so quello che sono. E non permetterò che venga dimenticato.

I dadi girano e prima o poi il cavallo su cui abbiamo puntato, con un pò di tenacia, disciplina e un pizzico di fortuna, vincerà!